
Hanno indissolubilmente legato il loro nome alla storia recente di due società romagnole, Rimini e Cesena. Il ciclo di entrambi in Romagna, però, è finito e così, la prossima stagione, il nome di uno tra Leonardo Acori e Fabrizio Castori sarà sinonimo di Salernitana. Una poltrona per due, dunque, a meno di clamorose novità. Tanto vale, allora, andare alla scoperta di vizi e virtù dei principali candidati alla panchina granata. Acori, 53 anni compiuti a gennaio, è attualmente uno dei tecnici più quotati della serie B. O, quantomeno, uno dei più apprezzati: fra gli addetti ai lavori è opinione pressoché unanime che, nella ultime stagioni, il gioco più piacevole dell’intera categoria l’abbia mostrato quasi sempre il suo Rimini. Dopo avere portato i biancorossi dalla C2 alla B in tre campionati, il tecnico umbro ha mantenuto il Rimini costantemente nelle zone alte della serie B, e questo nonostante ogni anno si sia trovato a fare i conti con addii piuttosto importanti. Così, mentre alcuni giocatori esplosi proprio grazie a lui venivano ceduti - da Cascione a Floccari, passando per Barusso e Matri - Acori riusciva a rimpiazzarli ogni volta con invidiabile perizia. È accaduto anche dopo l’ultimo mercato di gennaio. Il Rimini vende due pezzi da novanta come Jeda e Valiani? Acori fa di necessità virtù, rivitalizza Greco e dà fiducia a La Camera. Risultato? Rimini in rimonta e ad un passo dai play off. Merito di un 4-4-2 organizzato come pochi, in cui ogni singolo giocatore dà l’impressione di conoscere a menadito ciò che gli si chiede di fare e come farlo. Attenzione, però: non è un 4-4-2 rigido, perché Acori ha fatto fortuna aggiungendovi la fantasia, data dalla qualità di Adrian Ricchiuti, trequartista capace di fare sfracelli partendo da sinistra per poi accentrarsi. Il Rimini di Acori, in questo modo, ha spesso fatto bingo, e non è un caso se l’allenatore umbro ha attirato si di sé gli sguardi di diversi operatori di mercato. Radiomercato lo ha accostato ad alcuni club di serie A, Lazio su tutti. Lui, Acori, dalla massima divisione è in effetti allettato, dopo anni di categorie inferiori. Però, prima di tutto, chiede un progetto chiaro e, magari, ambizioso: se la Salernitana sarà in grado di offrirglielo, potrebbe avvicinarsi non poco al suo sì. Diversa la situazione di Fabrizio Castori. 54 anni da compiere a luglio, il tecnico marchigiano ha tentato di rimettere in carreggiata il Cesena, esonerato e poi richiamato a fine febbraio al capezzale del club bianconero, non riuscendo a salvare la squadra da una retrocessione che era scritta forse sin dallo scorso agosto, in una squadra nata male. Al di là dell’ultimo campionato, Castori comunque ha saputo crearsi una credibilità notevole negli anni passati: fu lui a riportare in B i romagnoli, ottenendo poi l’apice della gloria nel campionato 2005-06, con un memorabile sesto posto in B e la squadra eliminata nella semifinale dei play off dal Torino (1-1 all’andata, 1-0 per i granata al ritorno, ma con un Cesena che avrebbe meritato ben di più). Era il Cesena del 4-3-3, quello in cui Castori lanciò Bernacci e Ferreira Pinto, oltre a Ciaramitaro che allora fu uno dei migliori centrocampisti della B. Nelle ultime due stagioni, Castori è tornato a un 4-4-2 più tradizionale, anche a causa di un organico che non gli permetteva grosse variazioni sul tema. Si adatta a ciò che ha, Castori, in questo senso aziendalista convinto. Focoso sì, ma aziendalista. Anche lui lascerà la Romagna, per ripartire altrove: ha un contratto sino al 2009 col Cesena, ma l’accordo verrà risolto senza problemi tra le aprti. Acori-Castori e la Salernitana. Una poltrona per due.








Nessun commento:
Posta un commento